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Eventi e manifestazioni

“MEDIOEVO SARDO”


Norbello da qualche tempo, verso la fine di settembre va in scena, nell’ambito di una più ampia trilogia di eventi tesi a rievocare a Silius, Norbello e Sardara, fatti, personaggi e simboli che hanno animato il medioevo sardo, la parte intitolata “La libertà”, per l’organizzazione del Centro Servizi sociali di Norbello con la collaborazione dell’Associazione Castel di Sella e dell’Unione Nazionale per la lotta contro l’Analfabetismo.
Attraverso le vie e le piazze del paese di Norbello gruppi storici e associazioni provenienti da varie parti dell’isola hanno inscenato suggestive rappresentazioni in costume:
Corteo medioevale.

Omaggio del giudice di Arborea a S. Maria de Norghillo

Conquista catalana del castello di Sella

Giuramento, ammissione e investitura dei Cavalieri Templari

Libertà e servaggio nelle villas medioevali del territorio Norbellese

Questo le manifestazioni che in contemporanea si svolgono per rievocare riti e tradizioni arcaiche, ma che non smettono mai di incantare e affascinare.

“S'INNENNA A S'ANTIGA”


Si tiene ormai da qualche anno tra la fine di settembre e i primi di ottobre la festa de “S'INNENNA A S'ANTIGA”.
Festa bellissima che una giornata intera di vita paesana, tutto comincia la mattina, con la partenza per la vigna tutti insieme, si utilizza come al tempo dei nostri nonni, i carri e cavalli, come mezzi di locomozione.
Una volta tagliata l’uva, dopo il pranzo al sacco che si tiene presso le campagne adiacenti la vigna, vi è il rientro in paese.
Raggiunto il piazzale di via Enaudi si da vita al rito della pigiatura, ragazzi e ragazze del paese si diverto a pigiare l’uva raccolta la mattina a piedi nudi.
Una volta terminata anche la pigiatura si da via alla seconda fase festa che terminerà a notte fonda, canti e balli, quei ritmi che riescono a farti vibrare le corde dell'anima, accompagnati dalla degustazione dei vini e dei dolci derivati dalla “SAPA” prodotto ottenuto con la raffinazione del mosto cotto.

' 4 Novembre 1918 '


Con questa pagina vogliamo dare alla ricorrenza il posto che le compete anche nel nostro sito. Visto l'alto numero di vite, dei nostri concittadini, date per la Patria.
Il 4 Novembre, una data storica per l'Italia. Ottantotto anni orsono, si completava con la fine della Prima Guerra Mondiale, il ciclo delle campagne nazionali per l'Unità d'Italia. Un cammino lungo, durato settant'anni, dalla Prima Guerra d'Indipendenza in avanti.
Un percorso difficile, intrapreso da uno dei Regni preunitari e portato a termine con il concorso convinto della popolazione di tutte le regioni d'Italia, mosse dal desiderio di mettere sotto un'unica Bandiera le sorti della penisola.


Ecco il testo del Bollettino della Vittoria, il documento ufficiale emesso dal Comando Supremo che annunciava la disfatta nemica.

Il testo, fuso nel bronzo delle artiglierie catturate al nemico, è esposto in tutte le Caserme d'Italia. Ovunque sia a portata, senza cioè il bisogno di arrampicarsi su sedie o scale per raggiungerlo, l'unica parte sempre lucida sono state le parole '...è finita.' divenute profetiche per generazioni di militari di leva.
Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12
La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.

La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.

Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.
Diaz

IL 4 Novembre a Norbello

Come ogni anno il Comune con la collaborazione attiva dell’Associazione Nazionale Carbinieri organizzano la cerimonia. Ricorrenza senti da tutti con commozione e affetto. celebrazione del 4 Novembre celebrazione del 4 Novembre

Sant’Antonio Abate 16 / 17 gennaio
La sua storia

Nato presso Eracleopoli nel Medio Egitto nel 251, Antonio Abate è uno dei fondatori del monachesimo orientale e perciò chiamato 'padre dei monaci'. Dopo la morte dei genitori distribuì infatti tutti i suoi averi ai poveri e nel 270 si ritirò nel deserto della Tebaide dove cominciò la vita di penitente. Lì lo raggiunsero numerosi discepoli e perciò fondò varie comunità anacoretiche in Egitto. Sostenne i martiri nella persecuzione di Diocleziano e si adoperò moltissimo contro l'eresia ariana aiutando sant'Attanasio nelle sue lotte. Lo stesso sant'Atanasio né scriverà la biografia. Morì presso Afroditopoli nell'anno 356.

La leggenda


Non mancano le leggende sul santo padrone del fuoco: una volta nel mondo il fuoco non c'era ed egli andò a rubarlo all'inferno, accompagnato dal maialino suo compagno nella solitudine del deserto. I diavoli lo temevano e, vedendolo, si affrettarono a chiudere la porta. Il maialino riuscì a entrare e mise a soqquadro tutto l'inferno. I diavoli, disperati, non riuscendo a prenderlo, chiesero l'intervento del santo, il quale ben felice entrò nel regno dei dannati. Si riprese il suo maiali no e uscendo fece prendere fuoco al proprio bastone a forma di tau, portando così il fuoco agli uomini. Per questa ragione, in onore del Santo, si crede che venga preparato il gran falò con al centro un grosso tronco di quercia da sughero (sa tuva), circondato da altra legna.

La Festa


Secondo l’antico rituale consistente nel scegliere e tagliare fin dalle radici un grosso albero cavo e non più in stato vegetativo, caricandolo su un carro e portandolo dalle campagne al centro del paese, nella piazza principale dove veniva sistemato in posizione eretta tra l’entusiasmo e la partecipazione popolare.

La festa tradizionale, veniva riproposta annualmente da gruppi di giovani o meno giovani del paese, che organizzati in uno o più comitati, provvedevano all’organizzazione della festa.
La manifestazione prosegui nel rispetto della tradizione sino al 1932, nel 1933 i giovani di leva della classe 1915, organizzandosi tra loro, decisero di onorare Sant’Antonio portando in gruppo sa Tuva, non più come comitato ma come classe di leva.
Da allora sino ad oggi almeno una tuva viene portata in piazza, per organizzazione e iniziativa dei giovani del paese che nell’anno compio il loro XVIII anno d’età.
I falò sono quindi, un momento comunitario, significano festa, significano lo stare insieme.
I preparativi durano quasi un intero anno, il 6 gennaio, come da tradizione ormai consolidata a Norbello, vi è il taglio e il trasporto del tronco nella piazza San Giovanni, e non più nel piazzale della chiesa come avveniva in passato. Questa operazione è una festa nella festa in quanto è l’occasione per ritrovarsi assieme, mangiare, bere e cantare.
Fino a qualche decennio fa il taglio delle “tuvas” veniva fatto con sole asce e scuri e il trasporto con i carri trainati dai buoi; per questi motivi i preparativi iniziavano con largo anticipo, se il tempo era brutto, si rischiava di non poter accedere in campagna con i carri. Ora, con le motoseghe e i trattori, tutto è diventato più semplice.
La mattina del 16 gennaio i membri della leva si recano presso il tronco e lo innalzano e fissano al suolo, seguendo le nuove norme in materia di sicurezza, in vigore da qualche anno.
La tuva viene, nella parte cava, riempita di arbusti e legna fine in modo che possa prendere fuoco facilmente. Verso le ore 16 la tuva viene accesa e prima che inizi il Vespro di S. Antonio vengono benedette dal Parroco.
Fino a tarda sera la tuva è circondat di gente. I responsabili de su Sotziu (i ragazzi di leva, con l’ausilio dei genitori) controllano che bruci regolarmente e che si rispettino le elementari norme di sicurezza, e nel continuano a offrire e offrirsi del buon vino.

La festa “de sa tuva” termina qualche ora prima dell’alba quando quasi tutti, dopo questa grande faticata, rientrano a casa lasciando “la tuva” che brucia ancora.
Il 17 gennaio, giorno della festa di Sant’Antonio, si celebra la messa alle ore 11 in onore del Santo sempre nella Chiesa di San Giovanni. La statua del Santo, viene portata in processione prima della Messa.






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