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CULTURA E TURISMO

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Norbello è situato sull'Altipiano basaltico del centro Sardegna che declina verso il Lago Omodeo. Il suo territorio, che comprende anche l'agglomerato di Domusnovas Canales, confina con i Comuni di Abbasanta, Ghilarza, Aidomaggiore, Borore e Santulussurgiu,.

Nel territorio vi sono resti di numerosi insediamenti umani, alcuni frequentati sin dal periodo neolitico, molti dei quali abbandonati in epoca medioevale. Oggi sono ancora numerosi i resti di villaggi, nuraghi, urne cinerarie, tombe dei giganti, domus de janas, dolmen, tombe a cassone e resti murari.

Il territorio si trova tra i Campidani e le Barbagie e dal periodo romano era attraversato dalla più importante via di comunicazione, la a Karalibus Turrem (attuale 131).

Durante l'impero bizantino in Sardegna si assiste all'aumento delle diocesi e alla diffusione della religione cristiana. Analizzando l'intitolazione delle chiese edificate nella regione di Norbello, si può ipotizzare che i santi venerati appartengano al menologio orientale e che il loro culto risalga dunque al periodo bizantino: San Giuliano nella vallata di Chenale, Santa Vittoria di Sella, San Sergio di Suei, Santa Barbara di Turre, San Quirico e Santa Giulitta, San Giorgio di Domus Novas Canales, San Pietro di Orogogo, e forse anche San Vincenzo presso la fontana di Marghinistara.

Nel Medioevo il territorio di Norbello faceva parte del Giudicato di Arborea, nella curatoria del Guilcer, e della diocesi di Santa Giusta. I documenti ci attestano diversi centri abitati: ville, domos e domesticas. Notizie relative all'assetto territoriale, ai villaggi presenti e ai possedimenti del giudice e della chiesa si possono ricavare dalla toponomastica, da diversi documenti tra cui il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, raccolta degli atti di donazione a favore dell'ente ecclesiastico camaldolese. Con la fine del Giudicato di Arborea tutta l'Isola fa parte del Regno di Sardegna, inserito all'interno della Corona di Aragona. L'attuale territorio di Norbello viene trasformato in feudo, in particolare diviene parte del Marchesato di Sedilo, sino a quando i Savoia aboliscono l'istituto del feudalesimo e il latifondo è riscattato dagli abitanti della contrada.

Nel corso del ‘900 e soprattutto a partire dagli anni '60, il paese è stato partecipe di un forte processo di ammodernamento dal quale deriva il suo volto attuale. Oggi si presenta con le sue strade in basalto, le tipiche case in pietra nera, le piazze, i parchi ed è il centro culturalmente più vivace del territorio del Guilcier.

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